| Nei tuoi distacchi sconfina la morale
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| Scorre a toni sommessi su un linguaggio neutrale quel che hai da offrirmi
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| Il profilo di un perdente che galleggia
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| A rilento nella sua pozza di niente. |
| niente
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| Negli interni concentrici di un tessuto
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| Sempre uguale sensazioni intermittenti da regime artificiale
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| In quell’ottica da prostrato che appiattisce
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| La gente corsie parallele per chi annuisce e non sente
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| Residui di sclerosi, omologati annientarsi sempre senza un perché
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| Nel completare i tuoi intrattenimenti
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| Mi immergo tra le schiere del terziario più scadente
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| E assumo un contegno formale per capire
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| In fondo com'è provo a fingermi depresso per simulare
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| Chi dentro non c'è a darmi un’aria intimista per sentirmi parte di te.
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| Anche se non ho bisogno di ricordi da immagazzinare sfoghi blandi altrui
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| Frasi fatte da contemplare
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| Costruiti per l’assenza, per i «va bene così - è andata»
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| Per transitare senza guardarsi intorno
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| Per annientarsi sempre senza un perché
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| .mentre brucio gli anni proiettato verso la mancanza di attenzioni
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| Per assicurarmi una camera mortuaria estranea a convenevoli
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| Occhiate sterili, riguardi per clima e giochi di luce
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| Brucio gli anni per poter essere depositato
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| Nei tuoi distacchi sconfina la morale
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| Scorre a toni sommessi su un linguaggio
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| Neutrale derivato ancestrale di famiglie sottomesse
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| Che proliferano senza un perché… proliferano senza un perché |